IL PUNTO = Governo: Pd blinda Conte e apre a ‘costruttori’
Con Matteo Renzi e Italia Viva e’ una
storia finita, i dem ormai ne sono consapevoli, e per salvare la
legislatura, con i pesanti dossier ancora aperti sul tavolo del
governo, l’unica strada e’ blindare Giuseppe Conte cercando
forze responsabili, i cosiddetti “costruttori” direttamente in
Parlamento, “alla luce del sole”. Questa e’ la linea emersa nel
corso del lungo ufficio politico del Partito Democratico. Oltre
tre ore in cui si e’ fatta chiarezza sulla posizione del partito
in questa crisi. “Abbiamo chiarito e dobbiamo ribadire che per
noi e’ impensabile qualsiasi collaborazione di governo con la
destra italiana, sovranista e nazionalista. Sarebbe un segnale
incomprensibile in Italia, ma anche per le cancellerie europee e
per l’opinione pubblica democratica europea inaccettabile”, ha
sottolineato il segretario Nicola Zingaretti. Per i dem,
infatti, il primo effetto della crisi innescata dai renziani e’
di rinfrancare “gli alleati di Trump”, ovvero Matteo Salvini e
Giorgia Meloni. Ed e’ questo che rende ormai impraticabile la
strada della ricomposizione con l’ex rottamatore, accusato di
avere come unico scopo quello di contrastare la linea e il ruolo
acquisito in questi anni dal Partito Democratico. “C’e’ un dato
che non puo’ essere cancellato dalle nostre analisi. Ed e’ a
questo punto l’inaffidabilita’ politica di Italia Viva”. Lo dice
Nicola Zingaretti nel corso dell’ufficio politico del Pd Secondo
Zingaretti, “e’ un dato presente e che io credo, e questo
dovremmo tenerlo in considerazione, comunque, per come avvenuto,
mina la stabilita’ in qualsiasi scenario si possa immaginare un
coinvolgimento e una nuova possibile ripartenza”, spiega ancora
Zingaretti. Con il segretario, e’ tutto il gruppo dirigente dem
a considerare definitivamente esaurito il pezzo di strada fatto
con gli ex colleghi di partito. “Questa crisi e’ un attacco alla
linea del Pd, di ieri, di oggi e di domani”, dice il ministro
Peppe Provenzano. Messa da parte l’opzione di una ricomposizione
con i renziani, la strada indicata dal Pd e’ quella di
“parlamentarizzare la crisi”, come spiega il capogruppo dem alla
Camera, Graziano Delrio. Come? Giuseppe Conte deve andare alle
Camere e li’ si capira’ se c’e’ una maggioranza pronto a
sostenerlo. Responsabili, al momento, non se ne vedono ma fra i
dem c’e’ chi e’ convinto che si paleseranno non appena sara’ il
momento.
Non a caso il ministro e capodelegazione
Dario Franceschini spiega che “le maggioranze in un sistema non
piu’ bipolare si cercano e si costruiscono in parlamento, e’
gia’ avvenuto due volte in questa legislatura, e non c’e’ niente
di male nel dialogare apertamente e alla luce del sole con forze
politiche disponibili a sostenere un governo europeista in grado
di gestire l’emergenza sanitaria, il recovery e di approvare una
legge elettorale su base proporzionale”. Un concetto che sembra
avvalorato dalla disponibilita’ arrivata nelle ultime ore da
Riccardo Nencini ed Enzo Maraio, segretario e senatore del Psi,
sotto il cui simbolo si raccolgono anche i senatori di Italia
Viva a Palazzo Madama: “Chi ha maggiori responsabilita’ e’
chiamato ad esercitarle fuoriuscendo dalla logica dei duellanti
e tenendo fermo il richiamo del Presidente della Repubblica. Noi
siamo tra i costruttori”. Chiusura a Renzi e sostegno a Conte
che e’ anche la linea del resto della maggioranza. “Piena
fiducia nel presidente Conte e nessuna possibilita’ di riavviare
un confronto con Matteo Renzi”, sottolinea Vito Crimi mentre
Leu, con il sottosegretario Giuseppe Provenzano, spiega che
“governi tecnici, larghe intese, unita’ nazionali, ammesso che
esista qualcuno disposto a guidarle, sono tutte ipotesi
disastrose”, mentre “la scelta del senatore Renzi e’ tutta
politica. C’entrano poco le questioni dichiarate, l’obiettivo e’
far saltare l’asse tra Pd, 5 stelle e Sinistra, l’unico che
puo’, piaccia o meno, almeno potenzialmente sconfiggere le
destre.


