Bene Comune e Futuro: verso una società umanizzata
di Rosapia Farese
Introduzione: un tempo che interpella
Viviamo in un’epoca attraversata da contraddizioni profonde: progresso tecnologico senza precedenti e smarrimento esistenziale, connessioni digitali globali e solitudini urbane, crescita delle ricchezze aggregate e ampliamento delle disuguaglianze. In questo scenario, il nostro Simposio del 24 novembre – “Bene Comune e Futuro: verso una società umanizzata” – vuole essere un faro: un tempo di ascolto, riflessione e proposta, per riportare la centralità della persona, della comunità e della pace al cuore delle trasformazioni in atto.
Il filo conduttore sarà la lectio magistralis dedicata a “Bene Comune, Pace e Tensione verso l’Assoluto”, una meditazione che intende restituire respiro a un’umanità affaticata, richiamando la necessità di guardare oltre l’immediato, per recuperare speranza e orizzonti condivisi.
La ricerca del Bene Comune come bussola
Il concetto di bene comune non è un’invenzione recente: affonda le sue radici nella filosofia antica e nella dottrina cristiana, trova sviluppo nella scolastica di Tommaso d’Aquino e arriva fino ai nostri giorni come principio costituzionale e come fondamento della convivenza civile.
Non si tratta della “somma dei beni individuali”, ma di quella qualità relazionale che permette a ciascuno di realizzarsi insieme agli altri. È una visione che rifiuta tanto l’individualismo sfrenato quanto l’omologazione collettivistica, e invita a costruire comunità fondate su giustizia, solidarietà e responsabilità reciproca.
FareRete InnovAzione BeneComune APS – l’associazione che promuove questo Simposio – nasce proprio da questa ispirazione: fare della rete non un fine, ma un metodo per costruire il bene comune.
Lectio Magistralis: “Bene Comune, Pace e Tensione verso l’Assoluto”
La nostra lectio si apre con un interrogativo radicale: che senso ha parlare di bene comune in tempi segnati da guerre, crisi ambientali, pandemie e nuove forme di disuguaglianza?
L’umanità in tempi bui
La filosofia moderna aveva illuso l’uomo di poter dominare la natura riducendola a mero oggetto manipolabile. Ma, come osserva la filosofa Patrizia Cipolletta, proprio questa riduzione ha generato un disagio profondo: l’uomo stesso è divenuto oggetto, risorsa da sfruttare, individuo spinto in una corsa senza sosta. È un treno che viaggia a velocità crescente, lasciando dietro di sé persone smarrite, incapaci di reggere al ritmo incessante del cambiamento.
La tensione verso l’Assoluto
Eppure, in questo buio, l’uomo non smette di alzare lo sguardo. La tensione verso l’Assoluto non è evasione, ma condizione per riscoprire la dignità e la sacralità della vita. Cercare il bene comune significa anche riconoscere che siamo parte di una realtà più grande di noi: la comunità umana, l’ecosistema naturale, la trascendenza che ci avvolge.
Il diritto alla pace
Non c’è bene comune senza pace. La pace è diritto inalienabile di ogni essere umano, ma è anche dovere collettivo, costruzione quotidiana che richiede istituzioni giuste, rapporti equi e un tessuto di fiducia reciproca. In un tempo in cui i conflitti armati minacciano il futuro, riaffermare il diritto alla pace significa difendere il bene comune più prezioso: la vita.
Le origini culturali del disagio contemporaneo
Se oggi ci troviamo in una crisi di senso, è perché lungo i secoli si è progressivamente smarrito l’equilibrio tra individuo e comunità. L’umanesimo civile del Rinascimento – ricordava Coluccio Salutati – aveva posto la “vita activa” al servizio della città, unendo libertà personale e responsabilità civica.
Oggi, al contrario, prevale spesso una logica di consumo e di profitto che riduce la persona a cliente, il cittadino a spettatore, la comunità a mercato. L’esito è alienazione, solitudine, aumento delle fragilità psicologiche e sociali.
La sfida allora è rigenerare un nuovo umanesimo civile 5.0, che sappia integrare libertà, solidarietà, responsabilità, partecipazione ed emancipazione. Un umanesimo che guardi alle tecnologie non come strumenti di dominio, ma come alleati per costruire inclusione e benessere.
La speranza di un nuovo umanesimo
Se il disagio affonda nelle radici culturali della modernità, la speranza nasce dalla capacità di elaborare nuovi paradigmi.
Umanesimo della cura
L’esperienza di FareRete Innovazione BeneComune APS dimostra che è possibile coniugare innovazione e dignità, tecnologia e prossimità, sanità ed etica. Il racconto delle esperienze in corsia, delle reti di quartiere, dei progetti di telemedicina mostra che un’altra sanità è possibile: più umana, più vicina, più equa.
Umanesimo civile e comunità
L’umanesimo civile 5.0 ci ricorda che la democrazia non può sopravvivere senza partecipazione, corresponsabilità e solidarietà. La libertà da sola rischia di diventare capriccio individuale; solo una libertà solidale e responsabile diventa generativa.
Rete e pluralismo
La vera risposta al disagio non è la chiusura identitaria, ma il pluralismo e la capacità di fare rete. Una società più inclusiva nasce quando cittadini, istituzioni, imprese e associazioni collaborano, superando la logica dei compartimenti e abbracciando la co-progettazione.
Ogni epoca ha bisogno di un’idea capace di orientare il cammino. Oggi, in un tempo di smarrimento e di conflitti, quell’idea forte non può che essere una: cambiare modello di sviluppo. Non aggiustare qualche ingranaggio arrugginito, non limitarsi a piccoli correttivi di sistema, ma invertire la rotta di un paradigma che consuma persone e pianeta.
La nostra proposta non nasce dal nulla: affonda le sue radici antiche nella saggezza delle comunità, nella forza della Didaché dei primi secoli cristiani, nella tradizione dei popoli che hanno sempre visto la vita come dono e responsabilità condivisa. Lì sta la sorgente di un orizzonte che possiamo chiamare, con parole nuove, Life giving-Life: Vita che dà Vita, Vita che genera Vita.
È un invito a diventare alleati di tutti sulla Via della Vita, superando contrapposizioni sterili e costruendo insieme un’economia generativa, un’ecologia integrale, una società capace di rigenerare fiducia. Non c’è nulla di più radicale e insieme di più umano: riconoscere che la vita fiorisce solo quando è condivisa, che la comunità cresce solo se non lascia indietro nessuno, che la speranza si alimenta non di consumo ma di relazioni.
Questa è la sfida che consegniamo al nostro tempo: proporre con coraggio un nuovo modello di sviluppo che non misuri tutto sul profitto, ma sulla capacità di generare vita buona – per le persone, per le famiglie, per la società, per l’ambiente. Non abbiamo un’altra idea migliore, né più profonda. Se qualcuno ne avesse, la metta a fattor comune: il bene cresce solo se è condiviso.
Qualcosa di nuovo con radici antiche: l’Idea Forte
Bene comune, salute e innovazione sociale
Uno dei terreni più concreti in cui il bene comune si misura è la salute.
La salute come bene comune
La salute non è solo assenza di malattia, ma benessere fisico, psichico e sociale. È un bene che non può essere ridotto a merce di scambio, ma deve essere garantito universalmente.
Innovazione al servizio della persona
Giuseppe Assogna, nei suoi scritti, sottolinea come la prevenzione, l’educazione alla salute e la telemedicina possano liberare risorse e rendere più sostenibile il nostro Servizio Sanitario Nazionale. La tecnologia non sostituisce la relazione, ma la potenzia: consente di raggiungere chi vive in periferia, di monitorare pazienti cronici, di ridurre disuguaglianze territoriali.
Empatia e fiducia
Ma non basta l’innovazione. Il cuore della cura resta l’incontro umano, fatto di empatia e fiducia. La dignità del paziente non è un principio astratto, ma una pratica quotidiana che si esprime nei gesti, nei tempi di ascolto, nel riconoscere l’altro come soggetto e non come numero.
Il Premio FareRete InnovAzione BeneComune: segno di speranza
Il nostro Simposio si colloca nel percorso del Decennale di FareRete Innovazione BeneComune APS e si intreccia con il Premio 2025 “Michele Corsaro”.
Il Premio – dedicato alla memoria di un uomo che credeva profondamente nel bene comune – per la seconda edizione è stato scelto come tema “Benessere, Prevenzione, Salute”. È un segno concreto che il bene comune non è utopia, ma azione: riconoscere e valorizzare progetti che migliorano la vita delle persone, che innovano con etica, che diffondono cultura della prevenzione e della solidarietà.
Quale futuro? Un appello alla responsabilità
La tensione verso l’Assoluto non è un lusso per pochi, ma la condizione per ritrovare senso e direzione.
Il futuro non può essere costruito sul profitto cieco, sulla competizione distruttiva, sulla frammentazione sociale. Il futuro nasce dal riconoscere che la vita è relazione, che il bene è comune o non è.
Per questo il Simposio del 24 novembre non vuole essere solo un evento, ma un appello:
- a riscoprire la pace come diritto e come impegno;
- a rimettere la persona al centro dell’economia, della politica, della sanità;
- a fare della rete e della comunità gli strumenti per superare crisi e disuguaglianze;
- a coniugare innovazione e umanità, scienza e coscienza, tecnologia e compassioni
Tessere speranza
Quando parliamo di bene comune, non evochiamo un’idea astratta: parliamo delle nostre vite intrecciate, della possibilità di costruire comunità più giuste, della speranza che i tempi bui non abbiano l’ultima parola.
Il Simposio del 24 novembre vuole essere questo: una tessitura di speranza, una rete che unisce voci diverse ma convergenti, una tensione verso un futuro più umano.
E se – come scriveva un grande umanista – “l’uomo è posto al centro perché scelga di essere ciò che vuole”, allora noi scegliamo di essere costruttori di bene comune, artigiani di pace, cercatori dell’Assoluto.
Rosapia Farese
Ideatrice e promotrice, presidente dell’Associazione FareRete Innovazione il Bene Comune – il benessere e la salute in un mondo aperto a tutti – Michele Corsaro
(**) L“Associazione FareRete – Innovazione Il Bene Comune – Il Benessere e la Salute in un Mondo Aperto a Tutti – Michele Corsaro” – Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale ha sede in Roma “c/o Studio Catallozzi” – Via Bevagna 96 00191 Roma ”sede operativa Via Anagnina. 354 – 00118 Roma. I suoi riferimenti sono: E-mail: fareretebenecomune@gmail.com e sito ufficiale: www.fareretebenecomune.it
📣 Vi aspettiamo numerosi al Simposio conclusivo del Decennale,
sotto l’Alto Patrocinio del Parlamento europeo
“BENE COMUNE E FUTURO: VERSO UNA SOCIETÀ UMANIZZATA”
“10 anni insieme: tessiamo reti, per il BeneComune, generiamo futuro”
📅 24 novembre 2025
📍 Palazzo Senatorio, Sala Laudato Si, Piazza del Campidoglio – Roma
Ingresso gratuito previa iscrizione: info@fareretebenecomune.it


