CORONAVIRUS: DAL PIPISTRELLO ALL'UOMO, CAMPUS BIO-MEDICO SVELA IL SALTO DI SPECIE. Ciccozzi, 'Identificata mutazione chiave, meno pericoloso della Sars ma molto più contagioso'

Roma, 4 mar. (Adnkronos Salute) – Tutto è nato nei ‘wet market’
cinesi: il virus sarebbe passato tramite il sangue e dopo la
macellazione degli animali vivi sarebbe andato in circolo. La ricerca,
messa a segno dal team dell’Università Campus Bio-Medico di Roma,
guidato dal professor Massimo Ciccozzi, ha ricostruito la mutazione
genetica che ha permesso al nuovo coronavirus, che si è sviluppato in
Cina, di infettare anche l’uomo. A trasmetterlo è stato il
pipistrello, senza altri ospiti intermedi.
“L’ipotesi che facciamo noi – sottolinea Ciccozzi all’Adnkronos – è
che sia accaduto tutto nei ‘wet market’ cinesi di Wuhan, i mercati
umidi. Mercati dove si vendono animali vivi”. “In certi luoghi –
osserva – non c’è la corrente elettrica, non ci sono frigoriferi. Per
questo gli animali devono essere venduti vivi. E poi vengono
macellati”.
“In questo modo le mani si imbrattano di sangue. Quindi, probabilmente
questo virus – spiega – è passato all’uomo tramite il sangue e poi è
andato in circolo. Ha riconosciuto le cellule con il recettore, come
una serratura, è entrato e ha innescato l’epidemia: questa è
l’ipotesi. Prima dall’animale all’uomo attraverso le mani e poi la
trasmissione è avvenuta per via respiratoria, umana, tramite fluidi,
colpi di tosse, starnuti. Come avviene per una normale influenza”. La
mutazione del “salto di specie” è avvenuta sulle cosiddette spike o
spicole, strutture proteiche sulla superficie del patogeno che
permettono la penetrazione nelle cellule, e si sarebbe verificata
prima di Natale.
Una ricerca preziosa, fatta a tempo di record
dalla squadra di Ciccozzi e in particolare dal più giovane dei suoi
componenti, Domenico Benvenuto, studente del VI di Medicina e
chirurgia e primo firmatario della ricerca che ha identificato la
mutazione e contribuirà a comprendere in che modo si muove l’epidemia
e a lavorare a un vaccino efficace. “Il coronavirus – afferma Ciccozzi
– è un virus animale, fa parte del pipistrello. Sta nel pipistrello e
anche in tanti altri animali. Il virus – spiega – prova a fare delle
mutazioni, poi per caso fa una mutazione che gli permette di fare il
salto di specie. Una mutazione che va a riconoscere i recettori
particolari sulla cellula respiratoria”.
Noi studiamo un tipo di epidemiologia che si chiama epidemiologia
molecolare. Studiando il genoma virale – ribadisce Ciccozzi – abbiamo
tantissime informazioni. Tra cui l’esatta data del passaggio di
specie”.
Sul Pangolino additato in precedenza come responsabile della
trasmissione del virus all’uomo dal pipistrello, l’esperto chiarisce
che “sì, in due lavori, li ho refertati io, si diceva che il virus
sarebbe passato dal pipistrello al pangolino e da quest’ultimo
all’uomo. Pubblicheremo a giorni uno studio che farà capire che invece
il pangolino non c’entra niente. Come non c’entra niente il serpente”.
E sulla mutazione del virus Ciccozzi avverte: “Questo virus muta in
continuazione. Paragono il coronavirus alla Sars. Non possiamo
paragonarlo a un virus influenzale. Il coronavirus fa una mutazione
ogni mille basi nucleoditiche. Quello della Sars del 2002- 2003 ne
faceva una ogni 10 mila. Quindi è molto veloce”
Questo – chiarisce – ci ha portato a considerare
perché ha questa velocità” di trasmissione. “Il coronavirus nell’80%
dei casi nel suo genoma è più o meno uguale a quello della Sars del
2002 – 2003. Abbiamo però individuato altre due mutazioni
interessanti: una stabilizza, l’altra destabilizza. Una fa capire a
noi quanto il virus è estremamente più contagioso rispetto alla Sars.
L’altra ci fa capire quanto sia meno letale. Quindi fa più casi. Ma è
meno pericoloso – sottolinea – Almeno tre volte meno pericoloso della
Sars”.
Ma quando arriverà un vaccino? “Su questo – ricorda Ciccozzi
all’Adnkronos – tutti rispondono in modo diverso. Anthony Fauci, che è
un dei più grossi immunologi a livello mondiale, sta lavorando a un
vaccino e ha detto che a fine aprile ci saranno i primi test
sull’uomo. L’istituto di immunologia di Bethesda ha fatto un vaccino
utilizzando informatica e biogenetica, non virus inattivati. Questa
fase pre-clinica è stata molto veloce tanto che verso la fine di
aprile inizieranno appunto le sperimentazioni sull’uomo, circa 20-25
volontari sani, per arrivare alla fase 4 che è la fase finale, quella
della commercializzazione prevista per gennaio prossimo. In meno di un
anno non si può fare un vaccino”.
“La nostra preoccupazione – prosegue Ciccozzi – è
quella di fermare il prima possibile questa epidemia perché continua a
mutare. Ogni volta che il virus si trasmette da uomo a uomo fa delle
mutazioni perché cambia l’ambiente immunologico e ognuno ha il suo
ambiente immunologico personale. La prima mutazione gli ha fatto fare
il salto di specie, altre due lo hanno reso molto contagioso ma meno
deleterio della Sars, non so cosa altro può succedere se mutasse
ancora, potrebbe anche non succedere nulla. Ma nel dubbio, l’epidemia
va fermata in quanto la cosa fondamentale è evitare che le persone
s’infettino. Evitiamo i casi di morte e quindi evitiamo che il virus
faccia altre mutazioni”.
Il nostro Paese è fra i primi per numero di contagi perché “noi
abbiamo messo in piedi un sistema di sorveglianza per cercare i casi.
E li abbiamo trovati. Siamo stati molto bravi. Li abbiamo trovati e
abbiamo isolato i cluster epidemici”, conclude

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(fonte foto: unicampus.it)

 

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